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Mercoledì, 16 Aprile 2008 09:31

Giuseppe Gullino, "Atlante della Repubblica Veneta - 1790", IVSLA, 2007

 

Giuseppe Gullino

Atlante della Repubblica Veneta – 1790

Venezia - Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Caselle di Sommacampagna - Cierre Edizioni, 2007

 

Quando si pensa ad un atlante si pensa ad un’opera tipografica di grande formato costituita da un insieme di carte geografiche.

Non si pensa certo ad un’opera come questo “Atlante della Repubblica Veneta”, il cui formato è quello di un libro… tascabile nel quale le carte su carta sono due e tutte le altre si trovano all’interno di un CD-DVD.

Questa impostazione ambivalente cartaceo-informatica risulta per altro interessante, in quanto denuncia efficacemente il momento di passaggio, che stiamo vivendo, fra la cartografia su supporto cartaceo e la moderna e ben più efficace cartografia su supporto magnetico. Si tratta di un passaggio che sta avvenendo molto velocemente e non senza traumi: una generazione di transizione, formatasi compiutamente sia sulla cartografia cartacea sia su quella magnetica, non appare.

E da questo Atlante questa circostanza emerge chiaramente. In molti casi, le carte riprodotte nel CD si limitano infatti ad essere la versione digitale di immagini cartacee. Mancano cioè del requisito dell’ipertestualizzazione. In pratica, la carta in digitale deve sostituire la legenda (ma anche molti altri elementi) presente sulle carte in cartaceo con “finestre” che si aprono quando l’indice del mouse si ferma sull’elemento che interessa esaminare, e rimandare ad altre informazioni presenti su altre eventuali carte o testi. Invece, nel caso della Carta delle miniere, ma anche nel caso della Carta dei boschi, ciò non avviene, ritrovando la legenda in un angolo come da tradizione cartacea.

Trattandosi inoltre di carte tematiche, tali cioè da esaminare un solo aspetto del territorio, esse non riportano nessun elemento della cartografia di base, come invece dovrebbe avvenire per consentire di inquadrare correttamente l’elemento tematico all’interno del tessuto territoriale. È il caso delle Carte politico-amministrative, le quali recano soltanto il segno del confine senza nessun altro elemento di riferimento che consenta di desumere, per esempio, se un determinato paese giacesse al di qua o al di là del confine stesso.

Si tratta comunque di osservazioni che nulla tolgono ai pregi dell’opera. Fra questi l’idea, da premiare senza piaggerie, di proporre un efficace esempio di applicazione delle tecnologie moderne allo studio della storia. Efficace in quanto l’Atlante fornisce una massa tale di informazioni da renderlo uno strumento indispensabile allo studioso, non solo per la quantità di tali informazioni ma anche per la velocità con la quale esse possono essere reperite. Velocità ottenibile non solo grazie alle doti intrinseche allo strumento informatico, ma soprattutto grazie all’organicità con la quale il Curatore le presenta.

Si deve inoltre sottolineare il messaggio che racchiude questo Atlante: indicare le possibilità didattiche e divulgative fornite dall’impiego dell’immagine, quando si tratti di un impiego così attento e organico. Voler insegnare storia rinunciando per gran parte alla comoda via del testo scritto è un atto molto coraggioso. Perché è una rinuncia comoda solo per chi scrive.

 

Pietro Casetta

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