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Mercoledì, 30 Gennaio 2008 10:31

Giuseppe de Concini, "Marcello del Delta", Padova, 2007

 

Giuseppe de Concini

Marcello del Delta

S.i.p., Padova, 2007

 

Pubblicata sulla rivista "Padova e il suo territorio"

 

Cos’è questo strano romanzo? Come il Delta non è né acqua né terra, ma qualcosa che li assimila entrambi.

È duplice l’impianto narrativo, è duplice l’omicidio, è duplice la morale che emerge dalle vicende che vengono narrate. Tina: La figlia che Marcello non ha mai avuto e che egli accoglie e soccorre, ma con la quale si ritrova a fare l’amore. Marcello: un uomo che cerca di uscire con tutti i mezzi da una situazione che lo porta al di sotto della sopravvivenza, ma anche un truffatore della banca.

Duplice anche il piano di lettura morale: un primo livello pone a confronto Baccan, il direttore della banca, con Tasconi, l’usuraio; un livello più approfondito affronta il dilemma se sia giusto truffare la banca (o l’usuraio) per aiutare Tina. Dilemma che riguarda però solo il lettore. Marcello le sue risposte se le è già date, e truffa la banca.

Ma ecco che proprio quando il lettore inquadra Marcello come il solito mediocre fautore di una morale di comodo (il suo comodo), ecco emergere un Marcello che risponde senza esitazione ad un’altra domanda: se sia più giusto lasciare che in galera ci vada un vecchio sessantenne come lui o un giovane ventenne. E accetta l’ergastolo senza battere ciglio. Chi sia il colpevole a Marcello non interessa. Marcello rappresenta una giustizia figlia della morale e dell’amore, non delle carte bollate.

Interessantissima la figura dell’ispettore Marchionni, più vicina ai poemi stilnovisti che illustrano le medievali ascese dagli inferi al cielo, più che a convenzionalità giallesche. Inizialmente molto antipatico Marchionni comincia il proprio cammino verso la conoscenza. E alla fine capisce. Ma capisce solo quando vedrà in un unico insieme tutti i luoghi e i personaggi della vicenda. Accadrà casualmente, durante una sua corsa a piedi lungo i campi e gli argini del Delta, durante la quale riuscirà a collegare fra loro luoghi, personaggi, e soprattutto prove. A questo punto Marchionni dovrà scegliere (ancora la duplicità…): arrestare chi ha commesso i delitti o accettare i valori di una morale fino a quel momento a lui estranea. Marchionni è un ispettore ma è anche un uomo. Quando scopre la verità circa gli assassini non è in divisa ma in tenuta da jogging. Resterà in tuta o reindosserà la divisa? Per saperlo il lettore non ha che da leggere il romanzo. Poi, gli suggeriamo, invece di giudicare i personaggi, giudichi Marchionni. Ma lo giudichi guardandosi allo specchio.

Un ultima segnalazione va fatta alla tenera e profonda descrizione del luogo scelto da Tina per prostituirsi. Il luogo dei ricordi e dei giochi d’infanzia. Un luogo scelto, non un luogo a caso. Il luogo dove resta rifugiata la sua dignità.

Forse è troppo pensare ad una trasposizione cinematografica di questo romanzo, ma se mai dovesse avvenire Marcello potrà essere interpretato soltanto dal Takeshi Kitano di Hana-bi. Invece non è troppo riconoscere in questo romanzo lo stile di George Simenon.

 

Pietro Casetta

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