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Lunedì, 01 Agosto 2011 10:37

Giuseppe de Concini, "Il pastore di Amber", Giovane Holden, 2011

 

Giuseppe de Concini

“Il pastore di Amber”

Giovane Holden editrice, 2011

13,00 €

 

Pubblicata sulla rivista "Padova e il suo territorio"

 

Dopo “Sangue blu”, giallo centrato su un classico delitto nella camera chiusa, e “Marcello del Delta”, romanzo di indagine psicologica e sociale ambientato nel Delta del Po, ecco “Il pastore di Amber” di Giuseppe de Concini.

Questo nuovo romanzo rappresenta un’evidente evoluzione stilistica e letteraria rispetto ai primi due lavori. A conferma, non viene stampato in proprio dall’Autore come i precedenti, ma editato e distribuito a cura della giovane e attenta casa editrice Giovane Holden di Viareggio.

Interessante, oltre allo stile, anche l’impianto narrativo, fondato su di un’ambientazione coloniale della quale gli scrittori italiani raramente si ricordano, e gettata recentemente alla ribalta dalle tristi vicende libiche, e su di un’identità nazionale riproposta con delicatezza e profondità tali da apparire in netto contrasto con la solita retorica imposta in questo Centocinquantesimo.

De Concini abbandona quindi le ambientazioni poliziesche del primo romanzo e i richiami simenoniani del secondo per presentarsi con una propria forma, libera da quei riferimenti stilistici che nelle prime opere ha comunque saputo riproporre in forme estremamente originali ed attuali.

Il racconto si svolge in Somalia, negli anni Settanta. Un giovane si ritrova catapultato nella comunità di italiani, ormai senza patria, che vive racchiusa nella Casa d’Italia e all’interno di un’Agip Mineraria che pare esistere solo per dare il motivo di rimanere in quei luoghi.

In quell’ambiente che non gli appartiene Malaika lo seduce. E lo umilia.

Alessandro, ingegnere minerario, collabora al suo riscatto accettando di accompagnarlo in un viaggio clandestino oltre frontiera dalla Somalia all’Etiopia: un’iniziazione, con tanto di ferite riportate nel corso di una sparatoria. Ma anche un viaggio che sancirà la nascita di una profonda amicizia e di una ritrovata identità, racchiusa in quei versi del Leopardi che i due ricorderanno nelle situazioni più impossibili.

Dopo il ritorno il protagonista incontrerà finalmente l’avventura della vita, quella fatta di mistero, erotismo, ancestralità, vivendola con Malaika.

Ma il viaggio oltreconfine e la vicenda erotica sveleranno presto il loro inganno. L’iniziazione tanto cercata, la vera “prova del nove”, non sarà quella avvenuta sulle piste etiopi, né sulle spiagge somale con la giovane amante. Avverrà piuttosto sulle spalle dell’indifeso pastore di Amber, e di essa il protagonista dovrà poi rispondere a se stesso per tutta la vita.

Una colpa, che diviene metafora di un passato coloniale con cui l’Italia non ha mai voluto fare i conti. Ma anche un omaggio al nostro Paese, rappresentato dal piccolo tricolore che il protagonista e l’amico Alessandro isseranno al termine del loro viaggio oltre confine, e che il protagonista ritroverà sullo stesso posto, dopo molto tempo.

Ci piace pensare che quel tricolore esista davvero e sia ancora lì. Assieme all’edizione dei “Canti” del Leopardi che i due posarono ai suoi piedi.

 

Pietro Casetta

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